Il mio lavoro di preparazione di questo laboratorio di scrittura autobiografica ha come punto di partenza la ricerca angloamericana sugli studi delle età (age studies), che vuole andare oltre a quella degli “studi dell’invecchiamento”, campo di azione della gerontologia, per poter vedere la vita intera come terreno di narrazione.
Con l’allungamento delle aspettative di vita, le possibilità di configurare e combinare creativamente memoria, esperienza, desiderio e progettualità delle varie fasi della vita umana sono pressoché infinite.
Ci vogliono un immaginario di età ampio e curioso e la consapevolezza che le convenzioni sociali che ci imponevano in passato di fare quello che è appropriato per una data età sono oggi più fluide.
In un approccio al corso della vita che dialoghi con l’immaginazione, il tempo è sia retrospettivo che prospettivo, una storia può essere sia ricordo che profezia, e scenari di età emergenti nel presente o proiettati nel futuro devono interrogare le esperienze di invecchiamento del passato. Questo dialogo ci porta anche a comprendere le esperienze di età di altri da noi.
Un ampio settore della ricerca culturale sulle età si è occupato delle vite delle donne, che sono state più condizionate degli uomini ad apparire più giovani, modellando la loro immagine sui dettami di codici comportamentali per signorine, signore e vedove, indovinando e confrontando l’età di altre donne. Ai nostri tempi, la possibilità che una donna viva ben oltre la fase riproduttiva ha aperto una sorta di territorio inesplorato, potenzialmente sovversivo nella sua rivisitazione del tempo femminile e particolarmente fecondo per l’immaginazione.
Infine, non si può parlare di scrittura autobiografica dell’età matura senza parlare di rapporti intergenerazionali.
I nuovi modelli generazionali delle società occidentali sono caratterizzati dalla coesistenza di molte generazioni e dal desiderio di diverse generazioni di essere alla ribalta allo stesso tempo. Da un lato si rafforzano le identità generazionali, ma dall’altro i confini tra generazioni e fasi della vita si fanno meno definiti e i sistemi tradizionali di scambio e ricambio intergenerazionale vanno in crisi.
E’ importante che acquisiamo la consapevolezza che le divisioni generazionali possono essere uno strumento di divisione sociale e che il processo di trasmissione culturale non può avvenire solo in direzione “discendente”, da chi è più a chi è meno vecchio, ma deve necessariamente configurarsi anche in direzione “ascendente”, nel senso che le varie generazioni hanno qualcosa da imparare l’una dall’altra.
Per un approfondimento, vi propongo il mio saggio “Gli age studies americani: riflessioni citiche su età, genere e letteratura”, pubblicato nel volume Vecchie allo specchio. Rappresentazioni nella realtà sociale, nel cinema e nella letteratura, pp. 133-144, che potete trovare in formato pdf. sul sito
www.cirsde.unito.it/sites/c555/files/allegatiparagrafo/25-05-2016/9788890555640_content.pdf
